

New York, autunno 1874. Al Manhattan Club si festeggia l'elezione di Samuel J. Tilden a governatore. A organizzare il banchetto, racconta la leggenda, è una giovane americana dell'alta società: Jennie Jerome, sposata con Lord Randolph Churchill. Per l'occasione il barman avrebbe inventato un drink nuovo, a base di whiskey e vermouth, battezzato con il nome del club. È la storia più raccontata sull'origine del Manhattan. Ed è quasi certamente falsa.
Basta controllare le date. Tilden viene eletto nel novembre del 1874, e il 30 novembre di quello stesso anno Jennie Jerome dà alla luce il suo primo figlio… in Inghilterra, a Blenheim Palace. Quel bambino si chiama Winston Churchill. È difficile immaginare la futura madre del primo ministro britannico organizzare un banchetto a New York nelle stesse settimane, con una traversata atlantica di mezzo.
La leggenda però è troppo bella per morire: un club esclusivo, un'elezione, la madre di Churchill. Ancora oggi è la versione che si sente raccontare più spesso al banco.
La pista più credibile porta in strada, non nei saloni. Nel 1923 William F. Mulhall, barman per decenni al celebre Hoffman House di New York, scrisse che il Manhattan era stato creato negli anni '60 dell'Ottocento da un certo Black, che gestiva un locale su Broadway, poco sotto Houston Street. Non ci sono prove definitive nemmeno per questa versione, ma è la testimonianza di un professionista che quegli anni li aveva vissuti dietro al bancone.
Quello che è certo è che negli anni '80 dell'Ottocento il Manhattan compare già nei giornali e nei manuali per barman americani. In poco tempo diventa uno dei drink più ordinati della città che porta il suo nome.
C'è un dettaglio che rende il Manhattan un po' anche nostro. Nella seconda metà dell'Ottocento il vermouth arriva in America soprattutto da Torino, e i barman lo chiamano semplicemente "Italian vermouth". Unire un whiskey americano a un vino aromatizzato italiano è stata una piccola rivoluzione: per la prima volta il vermouth diventa protagonista di un cocktail, aprendo la strada al Martini e, più tardi, al Negroni. Per conoscere meglio questo ingrediente leggete il nostro articolo sulle diverse tipologie di vermouth.
All'inizio il Manhattan si preparava con il rye whiskey, il whiskey di segale, più secco e speziato. Con il Proibizionismo (1920-1933) le distillerie americane chiudono e nei bar clandestini arriva soprattutto whisky dal Canada. Per questo ancora oggi la ricetta ufficiale ammette sia il rye sia il whisky canadese. Nel dopoguerra si diffonde anche la versione con il bourbon, più morbida e rotonda. Se volete capire le differenze tra questi distillati, ecco la nostra guida al whiskey americano.
Preparazione: versare gli ingredienti nel mixing glass con abbondante ghiaccio, mescolare con il bar spoon e filtrare in una coppa da cocktail ben fredda. Guarnizione: ciliegina al maraschino.
E l'Angostura? Poche gocce, ma senza di lei il Manhattan perde profondità. La sua storia la trovate qui: Angostura, la goccia che ha cambiato la storia dei cocktail.
Pochi cocktail hanno generato tanti "figli". Ecco i più importanti, dai classici ai moderni.
Nel Dry il vermouth rosso viene sostituito da quello secco, e la ciliegina lascia il posto a una scorza di limone. Nel Perfect si usano entrambi i vermouth in parti uguali: un equilibrio tra dolcezza e secchezza.
Il Manhattan che parla scozzese: al posto del whiskey americano c'è lo Scotch whisky. Nasce a New York alla fine dell'Ottocento e prende il nome da un'operetta dedicata all'eroe scozzese Rob Roy MacGregor.
Parigi, anni '20: lo scrittore americano Erskine Gwynne, che dirigeva una rivista chiamata proprio Boulevardier, ordina un drink con bourbon, Campari e vermouth rosso. È il punto d'incontro tra Manhattan e Negroni, e oggi è uno dei twist più amati dai barman.
Il quartiere "fratello" di Manhattan ha il suo cocktail: rye, vermouth secco, maraschino e un tocco di amaro alla francese. Più secco e complesso, è un classico da intenditori.
Due grandi classici moderni nati a New York negli anni Duemila. Il Red Hook unisce rye, Punt e Mes e maraschino. Il Little Italy porta in carta un amaro italiano al carciofo, il Cynar, accanto a rye e vermouth rosso. Due omaggi alla tradizione italiana del bere amaro.
Nato a San Francisco nei primi anni Duemila, sostituisce il vermouth con l'Averna. Il risultato è un Manhattan più scuro, amaricante e avvolgente: la dimostrazione di quanto gli amari italiani abbiano conquistato i bar di tutto il mondo.
Il cugino di New Orleans, con rye, cognac, vermouth, Bénédictine e due bitter. Gli abbiamo dedicato un articolo: Il Vieux Carré, New Orleans in un bicchiere.
Il Manhattan è la base perfetta per un twist con i prodotti del territorio. Un'idea da provare al banco: sostituire una parte del vermouth con un mirto rosso, oppure usare un vermouth prodotto in Sardegna. Le note balsamiche e fruttate del mirto si sposano bene con la speziatura del rye. Attenzione solo all'equilibrio: il mirto è più dolce del vermouth, quindi va dosato con misura.
Se vi piacciono i grandi classici al whiskey, leggete anche la storia dell'Old Fashioned.
Mescolare un Manhattan perfetto, scegliere il whiskey giusto, creare un twist che funzioni: sono competenze che si imparano solo dietro al bancone. Ecco le prossime partenze a Cagliari:
Tutti i corsi si svolgono in Via del Fangario 27 a Cagliari, con certificato nominativo della Federazione Italiana Barman. Sono rateizzabili e aperti dai 16 anni in su.
Per informazioni e iscrizioni +39 388 1037862 (anche WhatsApp) oppure mail a info@fibsardegna.com.