

Ci sono cocktail che nascono per caso, altri da un’intuizione geniale e altri ancora che diventano il simbolo di un’intera nazione. La Piña Colada appartiene a quest’ultima categoria.
Con il suo equilibrio tra rum, cocco e ananas, è probabilmente il cocktail tropicale più famoso al mondo. Basta pronunciarne il nome per evocare immagini di spiagge bianche, palme, tramonti sul mare e vacanze ai Caraibi. Ma dietro questo grande classico della miscelazione internazionale si nasconde una storia ricca di fascino, leggende e rivalità.
Come accade per molti grandi cocktail, anche la nascita della Piña Colada è avvolta da racconti che si intrecciano tra realtà e mito.
Una delle leggende più affascinanti risale ai primi anni dell’Ottocento e ha come protagonista Roberto Cofresí, celebre pirata portoricano considerato da molti una sorta di Robin Hood dei Caraibi. Si racconta che, per mantenere alto il morale del suo equipaggio durante le lunghe navigazioni, offrisse una bevanda preparata con rum, latte di cocco e succo d’ananas.
Non esistono prove storiche che confermino questa versione, ma è una storia che ancora oggi contribuisce al fascino del cocktail.
La versione storicamente più accreditata ci porta invece a San Juan, Porto Rico, nel 1954.
Al Caribe Hilton Hotel, uno degli alberghi più prestigiosi dell’isola, il bartender Ramón “Monchito” Marrero ricevette una richiesta molto particolare: creare un cocktail che rappresentasse l’essenza di Porto Rico.
Dopo mesi di prove e sperimentazioni, Marrero trovò il perfetto equilibrio tra tre ingredienti simbolo dei Caraibi:
Nacque così la Piña Colada che conosciamo oggi.
Il successo fu immediato. Gli ospiti dell’hotel iniziarono a richiederla sempre più spesso e, nel giro di pochi anni, il cocktail iniziò a diffondersi ben oltre i confini dell’isola.
Come accade per molti classici della miscelazione, anche la Piña Colada ha dato vita a una vera disputa storica.
Oltre a Ramón Marrero, anche Ricardo García, bartender del Caribe Hilton, e Ramón Portas Mingot, bartender del ristorante Barrachina di San Juan, hanno rivendicato la creazione del cocktail.
Ancora oggi il ristorante Barrachina espone una targa che attribuisce a Portas Mingot l’invenzione della Piña Colada nel 1963.
Tuttavia, la maggior parte degli storici della mixology riconosce nel lavoro di Ramón Marrero, iniziato nel 1954, l’origine della ricetta moderna.
Il legame tra la Piña Colada e Porto Rico è così forte che nel 1978 il governo dell’isola la dichiarò ufficialmente Cocktail Nazionale di Porto Rico.
Un riconoscimento raro, che testimonia quanto questo drink sia diventato parte integrante della cultura e dell’identità del Paese.
Oggi milioni di turisti visitano Porto Rico anche per assaggiare il cocktail nel luogo dove è nato.
Nel 1979 la Piña Colada conquistò definitivamente il grande pubblico grazie al brano “Escape (The Piña Colada Song)” di Rupert Holmes.
La canzone divenne una hit mondiale e contribuì a trasformare il cocktail in un simbolo universale dell’estate, del relax e della voglia di evasione.
Da allora è comparso in centinaia di film, serie televisive e campagne pubblicitarie dedicate ai viaggi tropicali.

La Piña Colada è un esempio perfetto di come pochi ingredienti, se ben bilanciati, possano creare un grande classico.
È l’anima del cocktail.
Tradizionalmente si utilizza un rum bianco, capace di sostenere gli aromi senza sovrastarli. Molti bartender contemporanei scelgono però di utilizzare una miscela di rum bianco e rum invecchiato, ottenendo maggiore profondità aromatica.
La vera rivoluzione arrivò con la nascita della Coco López, sviluppata proprio a Porto Rico negli anni Cinquanta.
Questo prodotto consentì di ottenere una consistenza cremosa e uniforme, rendendo la Piña Colada facilmente replicabile nei bar di tutto il mondo.
È l’ingrediente che dona freschezza, profumo e quella naturale dolcezza che rende il cocktail così piacevole.
Utilizzare ananas fresco cambia radicalmente il risultato finale rispetto ai succhi industriali.
L’International Bartenders Association inserisce la Piña Colada tra i suoi cocktail ufficiali.
Gli ingredienti vengono frullati con ghiaccio e serviti in un bicchiere Hurricane con ghiaccio tritato.
Una fetta d’ananas e una ciliegia al maraschino completano la presentazione.
Negli ultimi anni la mixology contemporanea ha reinterpretato questo grande classico in numerose varianti.
Tra le più interessanti troviamo:
Nonostante le reinterpretazioni, la ricetta originale continua a rappresentare un perfetto esempio di equilibrio tra dolcezza, acidità, cremosità e componente alcolica.