Viva il Margarita: dal Messico al cinema la nascita di un vero mito

Il 22 febbraio si celebra l’International Day di questo amatissimo drink. Storia, curiosità e spunti per festeggiarlo.

Il Margarita. Come alle origini di ogni mito – e questo cocktail lo è, un mito contemporaneo – c’è chi sostiene ci sia una pentola d’oro con il tesoro dei Leprecauni, chi invece direttamente Atlantite o Eldorado. Un solo soggetto, mille leggende, tra le quali però ci si può fare spazio nel trovare dati certi, ricostruire una storia per quanto possibile e, per il resto, scegliere la variante che ci piace di più. E soprattutto berla il 22 febbraio, l’ufficiale International Margarita Day

Ma dove nasce il mito? Tra le tante versioni in circolo, ce n’è una su cui tutti gli storici della miscelazione concordano e cioè, su quando per la prima volta è apparsa la ricetta ufficiale del Margarita su una pagina stampata. E patinta, in questo caso. Tutto iniziò tra le righe di Esquire America nel dicembre del 1953, quando al suono di un fokloristico “Señores” veniva presentato un “nuovo” drink proveniente dal messico, i cui ingredienti recitavano così: tequila, succo di lime, triple sec, sale sul bordo della coppa. 

Nient’altro che il drink che tutti conosciamo e che molti amano, ma che ha impiegato un po’ ad entrare nelle grazie degli appassionati del bere miscelato – dove poi è rimasto saldamente, visto che è da anni nella top ten dei cocktail più venduti al mondo secondo Drinks International – e anche a conquistare il suo iconico nome.

Entrambe le cose, il nome di donna e la fama, sembrano essere dovute a Vern Underwood, un distributore di liquori con base in California, ma qui la storia si fa fumosa. Secondo una versione della storia, Underwood notò che uno in particolare dei suoi clienti, il Tail o’ the Cock, consumava una quantità industriale di Tequila e che, una volta indagato sui motivi, scoprì che era tutto dovuto a questo cocktail che andava per la maggiore, dedicato alla fidanzata del barman, John Durlesser.

Un’altra versione, raccontata anche in “The Great Margarita” vuole che fu Underwood, per vendere una Tequila della sua distribuzione, al proprietario del locale, tale McHenry, di rilanciare questo cocktail di cui già si parlava. E che alla domanda di quale nome usare, fu il barman a proporre Margarita, ovvero “la versione spagnola del nome di mia moglie, che si chiama Margaret”.

Piu’ famoso è il Tommy’s Margarita, inventato nel 1990 circa a San Francisco da Julio Bermejo, che lavorava come barman al Tommy’s, ristorante di famiglia; innamoratosi del nettare di agave, Julio lo introdusse come variante al posto del triple sec, per enfatizzare ulteriormente i sentori della tequila presente nel drink. Il Tommy’s è l’unica delle varianti del Margarita entrato nella lista IBA dei New Era Drinks, ma non è affatto l’unica variazione sul tema. Dai più semplici come il Grapefruit Margarita – con il pompelmo al posto del lime – o il Mango Margarita – che al posto del Triple Sec ha una componente importante di polpa di mango -, fino a delle ricette più complesse.

Oggi è talmente amato da meritarsi una festa internazionale tutta sua (il 22 febbraio) complice anche la crescita esponenziale del consumo consapevole di Tequila, cresciuto nella sola italia di oltre il 45% nell’ultimo anno.

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