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La tendenza dei cocktail ready to drink, pronti da servire, ha cominciato ad affermarsi ben prima del Covid-19, ma negli ultimi 15 mesi abbiamo assistito a un’autentica esplosione di questo categoria. Ogni distilleria, o quasi, ha creato la sua linea, al pari dei locali più blasonati.

Il motivo del successo è evidente. Non tutti siamo barman da tinello e dunque il privilegio di gustarsi un buon drink a casa, senza doversi improvvisare miscelatori, ha fatto breccia. L’ultimo assaggio, in ordine di tempo, sono stati i cocktail “pronti da bere” realizzati dall’Antica Distilleria Quaglia, in collaborazione con il Jerry Thomas di Roma, il “fu” speakeasy (ormai tutti ne conoscono le coordinate) più famoso d’Italia. Un’accoppiata consolidata – la linea Del Professore sta lì a dimostrarlo – che si è messa alla prova con quattro “barrel finished cocktail”, ossia cocktail che hanno fatto un passaggio in botti di legno, prima di vedere il vetro della bottiglia (bellissima, retrò, morbida nelle sue linee, e trasparente, così da lasciare spazio al colore del contenuto).

L’uso delle botti, anche in miscelazione, non è una novità. Il legno dona alla miscela una certa rotondità, un’amalgama evidente, e alcune note di sottofondo chiaramente impresse dal contenitore. “Nel nostro caso usiamo barriques nuove di media tostatura, nelle quali i cocktail riposano all’incirca due mesi – racconta Luca Marchiaro, responsabile Export di Quaglia, oggi presente in 40 paesi al mondo.

L’obiettivo è quello di rifinire il prodotto, senza stravolgerlo”.


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Per la scelta dei cocktail si sono rifatti alla più stretta tradizione. Quattro evergreen come il Negroni, l’Americano, il Martinez e il Vermouth Cocktail, interpretati nelle ricette storiche originali nate tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. Tutti gli ingredienti sono made in Castelnuovo Don Bosco (dove ha sede la distilleria), compresi maraschino e angostura, non in commercio a marchio Quaglia, ma prodotti per l’occorrenza.

Il risultato? Con Quaglia in campo, le attese sono sempre notevoli. Alla prova dei fatti, nessuna delusione. Anzi. Tutti e quattro si rivelano ottime bevute. A cominciare dal Vermouth Cocktail 1888 – l’anno sta per la ricetta originale utilizzata – realizzato con vermouth rosso, maraschino, orange curacao, angostura, rifinito con una scorza di limone. Il maraschino c’è e si sente, al pari delle note agrumate dell’orange curacao. Ineccepibili le due interpretazioni dell’Americano 1907 (vermouth rosso e Bitter all’uso d’Hollanda) e del Negroni 1919(vermouth rosso, dry gin, bitter) da finire con una spruzzata di soda (in casa, è più che sufficiente acqua frizzante) e ancora una scorza di limone. Elegantissimo il Martinez 1887 (vermouth rosso, old tom gin, angostura, maraschino), nel quale l’old tom gin rivela di sé tutta la sua complessità rotonda, data dalla piccola quantità di zucchero presente nella ricetta, e dall’unione di parte infuse (cacao, vaniglia) che si sommano alle essenze distillate (iris, ginepro, rosa).


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Per apprezzarli al meglio, le bottiglie vanno conservate in frigorifero, e i cocktail serviti in un tumbler (eccetto il Martinez, che preferisce la coppetta senza ghiaccio) con qualche cubetto di ghiaccio (i cocktail comunque nascono già diluiti, in gradazioni alcoliche che vanno dai 18° del Vermouth Cocktail ai 23° del Martinez). Interessante anche il prezzo: la bottiglia da 0.70, con cui escono 6/7 cocktail a seconda del polso, è in vendita online a 19,50 euro. In pratica, con circa 3 euro ci si regala un ottimo drink.