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Acqua tonica: 10 che cambiano le regole del gin tonic

Acqua tonica: 10 che cambiano le regole del gin tonic
Acqua tonica: 10 che cambiano le regole del gin tonic

Mettersi a cavillare sull’acqua tonica è puro integralismo, va detto. Viene subito dopo i battibecchi per i petali di papavero nell’insalata.

Ma voi non immaginate quanto si discute tra baristi con i baffi a manubrio o nei vari mercati metropolitani della bevanda aromatizzata al chinino, perché l’acqua tonica più o meno artigianale, buona anche se bevuta da sola, è imprescindibile nei cocktail.

Per ogni vodka ce ne vuole una diversa. E non parliamo del gin (tonic). Ora, visto che un buon cocktail non costa meno di 10 euro abbiamo il sacrosanto diritto di conoscere quale soft drink ci versano dentro.

Così ci siamo rotti la testa per compilare una graduatoria della migliore acqua tonica che circola in Italia. Se volete ampliarla con i vostri commenti sono benvenuti.

10. Tomarchio

tonica tomarchio bibite

Ci si può sbagliare, le aziende a fare i loro prodotti, noialtri a giudicare. Tomarchio non era piaciuta nella Prova d’assaggiodedicata alle acque toniche.

Invece il marchio centenario di Acireale, impegnato dal 2011 a produrre limonata e tonica con aromi da limoni siciliani, merita la decima posizione della nostra classifica soprattutto per la scelta degli ingredienti.

Abbinamento consigliato per il gin tonic: Un gin burbero come Broker’s, 47%

9. Tassoni

tassoni

Diciamolo a scanso di equivoci: la centenaria azienda bresciana è quella che ha reso nazional-popolare la cedrata al pari di un cine-panettone, ma da due anni si è data ai soft drink d’alta gamma: fior di sambuco e tonica superfine, in particolare.

Il sapore amaro non lo ricavano al chinino ma dalla quassina (dal legno del quassio, quindi). Si sono concessi anche un’altra eccezione: l’aroma naturale di cedro, che impone un evidente marchio di fabbrica al prodotto.

Abbinamento consigliato per il gin tonic: Ungava Gin

8. Paoletti

tonica paoletti

Tina, la pin-up che dal 1922 presidia le etichette del marchio marchigiano è la testimonial perfetta di questa tonica: curve che ne descrivono la morbidezza e ben rappresentano le 45 chilocalorie presenti in 100 ml. di liquido (non poche, considerato che la Coca Cola ne ha 42). Bella bottiglietta vintage, costo contenuto, è di facile beva: buona anche senza l’aiuto del barman.

Oggi Tina indossa perfino lo chador: Paoletti ha ottenuto la certificazione Halal, è cioè compatibile con le regole della religione islamica. Perché okay le bibite tradizionali e l’immagine aziendale, ma esportare (nei Paesi Arabi) è importante.

Abbinamento (eventuale) consigliato per il gin tonic: Akory gin.

7. Heritage

heritage tonica

Studiate per i cocktail, come suggeriscono le ingegnose varianti pepe rosa, ginger e cardamomo, fiori d’arancio e lavanda, sono i prodotti premium di Schweppes: “Hey, che ti aspettavi?” (citazione del celebre spot Schweppes con Uma Thurman).

La multinazionale inglese fondata a Genova dal tedesco Jacop Schweppe (non è l’inizio di una barzelletta), quella che nel 1783 inventò il processo di carbonazione per imbottigliare le bollicine, punta sui cocktail bar con toniche gasate e molto meno zuccherose di quella classica.

Abbinamento consigliato per il gin tonic: Finsbury Platinum

6. 1724

1724

Solo un numero.

L’azienda cilena del gin Mare ha realizzato quest’acqua tonica con lo scopo di farne una base da cóctel, come si chiamano i cocktail da quelle parti. L’ha battezzata come l’altitudine a cui, metro più metro meno, viene raccolto a mano il chinino sulle Ande: 1724 km s.l.m.

Un prodotto raffinato, non esattamente economico, molto equilibrato, capace di esaltare le erbe botaniche dei gin.

Abbinamento consigliato per il gin tonic: Monkey 47%.

5. Fentimans

fentimans

A causa della non semplice reperibilità è un culto assoluto tra barmen e mixologist che la cercano su Google come fosse l’ultimo episodio di Game of Thrones.

La tonica Fentimans, prodotta in Inghilterra dal 1905, ha lo 0,5% di alcol (quindi, per legge, non è alcolica), risultato dalla fermentazione di grano biologico. Il chinino viene dall’India, poi poco zucchero di canna e citronella.

Abbinamento consigliato per il gin tonic: Beefeater Gin

4. Fever Tree

acqua tonica - fever tree

Il nome (traduzione: l’albero della febbre) fa riferimento alle proprietà del chinino come rimedio naturale. Un’idea di Charles Rolls (stratega del Playmouth Gin) e di Tim Warrillow (esperto di marketing nel settore del luxury food), la coppia di inglesi che nel 2004 ha dato vita alla tonica dall’etichetta dorata.

E’ l’ngrediente indispensabile per il barman che non accetta compromessi.

Abbinamento consigliato per il gin tonic: Gin Mare

3. Bevande Futuriste

tonica bevande futuriste

Azienda trevigiana dal nome eccentrico, nel 2014 ha lanciato una linea di bevande premium alla soda targate Cortese, con estratto di china naturale.

Prodotto classico per il mixologist con il baffo a manubrio (quello di tendenza) strizza apertamente l’occhio al consumo femminile. Per le donne che si vedono bene con quella bottiglietta in mano e per quelle, di sicuro moltissime, che ne apprezzano il ridotto contenuto di zuccheri (8.9 g ogni 100 ml, per 37 kcal).

Abbinamento consigliato per il gin tonic: Adatta ai gin botanici. La Ginger Beer Cortese, esplosione di zenzero intenso, è perfetta con il Pink Edgemon.

2. Lurisia

lurisia acqua tonica

C’è stato un tempo in cui l’acqua Lurisia non stava dentro una bottiglia posh. Oggi, con lo zampino di un socio come Oscar Farinetti, il marchio del cuneese fa la differenza tra un bar qualunque e uno che “ci sta dentro”. Basta leggere sul menu Bibite Lurisia (quasi sempre seguito da: 2.50 euro) e tutto cambia.

L’Acqua tonica con il chinotto fresco di Savona, presidio Slow Food, al posto del succo di lime è molto gustosa, forse troppo dolce per il consumo al di fuori dai cocktail.

Abbinamento consigliato per il gin tonic: Whitney neill, gin con uva spina e frutto di baobab

1. J.Gasco

jgasco tonica

Il più mondano tra gli immigrati a New York, Giuseppe Gasco da Gallipoli (per questo detto “l’uomo Gallo”), inventa una linea di bevande alla soda per vendere più alcool durante il proibizionismo degli anni Trenta.

Questo secondo lo storytelling dell’azienda torinese. Una cosa è certa: i soft drink J.Gasco sono l’effige del drink alla moda, in loro presenza un misuratore di hipsterismo, casomai ne esistesse uno, esploderebbe.

Una linea completa di dry bitter tonic e indian tonic vagamente ruffiana: la base leggermente agrumata spicca su qualsiasi abbinamento, rendendosi sempre riconoscibile.

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